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Le donne sanno partorire. Riappropriarsi della gravidanza e conoscere i propri diritti


Le donne, tutte le donne sanno partorire e attingono dentro se stesse ad un sapere atavico e istintuale. Negli anni però è prevalsa sempre più la tendenza a demandare e i nove mesi di gravidanza vengono vissuti quasi fosse una “malattia” scandita da visite ed esami. La donna d’oggi dovrebbe riappropriarsi della sua facoltà di scegliere consapevolmente quello che ritiene, in una gravidanza fisiologica, il miglior modo di condurre gravidanza e parto.

Per il medico chirurgo francese Michel Odent, concepimento, gravidanza, parto, primi attimi di vita del neonato, lattazione e contatto immediato del piccolo con la mamma e per tutto il primo anno di vita, influenzeranno e definiranno gli equilibri psicofisici del bambino e un giorno dell’adulto che sarà.Sempre Odent sostiene che una donna rispettata durante il parto si “isola” per lasciare spazio alla sua parte istintuale, per dar modo alle conoscenze antiche di riemergere.

Abbiamo disquisito dell’argomento con la D.ssa Ost. Veronica Ricciuto, fondatrice assieme ad altre colleghe ostretriche dell’Associazione Ro.Ra – Rete Ostretrica di Risonanza Armonica (http://rorabenessere.it/) a Roma.

Gravidanza e diritti

Abbiamo voluto affrontare l’argomento prendendo spunto da un testo normativo in vigore nel Lazio da un trentennio e che forse ancora oggi poche donne conoscono. Una legge che riconosce alle donne partorienti svariati diritti che se attesi permetterebbero di vivere nel migliore dei modi l’esperienza del parto. Una legge che sarebbe auspicabile fosse resa nota a tutte le donne che seguono un corso pre – parto.

In Lazio la legge regionale n. 84 del 3 giugno 1985 parla di “Indirizzi per la riorganizzazione dei presidi sanitari al fine di tutelare la dimensione psico – affettiva del parto”. Quanto viene applicata questa normativa e quanti invece sono i punti spesso disattesi?

Direi che è ancora lunga la strada da percorrere per raggiungere gli obiettivi prefissati da questa e altre leggi presenti su tutto il territorio nazionale. Dalla più recente indagine Istat (La salute riproduttiva della donna, 2017) si evidenzia come “l’evento nascita in Italia è ancora fortemente medicalizzato, con un elevato ricorso al taglio cesareo disattendendo le raccomandazioni per una scelta appropriata e consapevole di questo metodo, presenti nelle linee guida emanate dal Ministero della Salute. Anche durante il travaglio ed il parto spontaneo spesso vengono utilizzate pratiche, non sempre considerate dalla letteratura internazionale affidabili o raccomandabili”.
La legge della regione Lazio già nel 1985 ricalcava la necessità di “favorire l’ autonoma scelta della donna e la sua partecipazione attiva nell’espletamento del tipo di parto da affrontare, evitando l’ imposizione di ritmi e di posizioni a lei non confacenti, forme analgesiche non richieste, interventi intempestivi”. Ma tale autonomia presuppone lo sviluppo di una consapevolezza nella donna che può essere raggiunta solo con percorsi di accompagnamento alla nascita che stando sempre ai dati Istat 2017 vedono coinvolte poco più della metà (53,8 per cento) delle donne alla prima esperienza di gravidanza.
Con molta franchezza posso dire che stando anche alle esperienze dirette in qualità di ostetrica attiva sul territorio della regione Lazio o apprese dalle donne assistite e dai racconti condivisi con le colleghe, neppure dopo 33 anni possiamo vantarci di aver raggiunto la piena attuazione di questa legge.

Partorire con consapevolezza

Le donne partorienti conoscono questa legge che riconoscere loro specifici diritti nella conduzione del proprio parto?
Con molta sicurezza posso dire che non solo non conoscono questa la legge ma nemmeno sono messe nelle condizioni di poter quantomeno raggiungere una tale consapevolezza. Mi piace parlare con cognizione di causa e, mi riferisco all’indagine Istat pubblicata a novembre 2017, in merito agli effetti positivi dei corsi di accompagnamento alla nascita: “le donne che vi partecipano affrontano in modo più consapevole, sereno e collaborativo il travaglio ed il parto. Inoltre, a parità di età, sono meno frequentemente sottoposte al taglio cesareo e mostrano una maggiore propensione all’allattamento al seno. Ma a titolo puramente esemplificativo posso citare alcuni dei dati che reputo assolutamente disarmanti: “Le donne che hanno avuto un parto spontaneo riferiscono di aver subito la rottura artificiale delle membrane (delle acque) in quasi un terzo dei casi (32,1 per cento) e l’episiotomia in più di un terzo dei casi (34,6 per cento), il monitoraggio cardiaco fetale continuo nel 45,2 per cento e le pressioni sul ventre in fase espulsiva (tra cui la manovra di Kristeller) nel 22,1 per cento. La somministrazione di ossitocina (farmaco che aumenta la frequenza e l’intensità delle contrazioni) viene dichiarata dal 22,3 per cento delle donne, ma una quota non affatto trascurabile (14,2 per cento) dichiara di non sapere se le sia stata o meno somministrata”.

Lascio al lettore le considerazioni e piuttosto mi dilungo su un aspetto che considero doveroso ricordare: la lenta modificazione del corpus legislativo italiano che ha inizio con il movimento di contestazione delle donne dagli anni ’70 e che vede la massima rappresentazione con la legge istitutiva dei Consultori Familiari (Legge 405/75). Questa legge trova la sua ratio nelle esigenze sociali di “democratizzazione della medicina e della sua apertura alla complessità delle relazioni sociali che in quegli anni si resero palesi nel referendum sul divorzio (1974), la prospettiva di quello sull’aborto, le sentenze della Corte Costituzionale sull’aborto terapeutico (1975) e, prima ancora, sulla pubblicità dei metodi contraccettivi (1971)”(Grandolfo,M.(1995). I Consultori Familiari. Evoluzione storica e prospettive per la loro riqualificazione. Epicento-Iss).

Se consideriamo quanto accade oggi nella regione Lazio, come ribadito nel DCA U00467 del 07 novembre 2017 al fine di migliorare l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria territoriale, per “perseguire l ‘equità nella tutela del/a salute e nell ‘accesso alle cure attraverso” l’offerta attuale in termini di attività dei consultori familiari è “carente rispetto agli standard di riferimento nazionali”. La Legge 34 del 1996 prevede in media un consultorio familiare ogni 20.000 abitanti . Con un rapido calcolo potremmo dire che nella regione Lazio dovrebbero essere presenti e attivi circa 300 consultori. Se andiamo alla data odierna sul sito www.regione.lazio.it notiamo che attivi sono solo 143 ( meno della metà) e che solo in 52 di essi è attivo uno spazio giovani! Come può essere garantita a tutte le donne consapevolezza e libertà di scelta gratuita?

L’associazione di promozione sociale R.O.R.A. , RETE OSTETRICA di RISONANZA ARMONICA, mira tra i suoi obiettivi a divulgare conoscenza e consapevolezza. Negli anni le donne di oggi cos’hanno perso in termini d’istintualità femminile e conoscenza della propria fisiologia?

Hanno perso l’ostetrica. Una professione destinata, per sua natura, ad entrare nelle case e arrivare lì dove altri non fanno al fine di garantire equamente la tutela dei diritti di donne e bambini. Siamo già tante e dovremmo essere ancor di più, ma mentre le università continuano a formare, la sanità non riesce ad allocare le risorse come previsto dalle normative vigenti. Per ogni consultorio dovrebbero esserci almeno due ostetriche tanto da garantire anche l’assistenza domiciliare. Invece mancano i consultori e le donne non sanno nemmeno più chi è l’ostetrica.

Per la maggior parte delle coppie di neogenitori tornare a casa dopo il parto con un neonato sembra quasi dover gestire un “pacco bomba senza manuale d’uso”. La paura mette a tacere l’istinto ed è facile così cadere preda di consigli errati di parenti e amici o peggio ancora di soluzioni alternative ricercate sui social.
Porto ad esempio un altro passo cruciale dell’indagine Istat 2017 sulla salute di madre e bambino. “L’alimentazione con latte materno, come raccomandano l’OMS e l’UNICEF, è frutto non solo di scelte individuali e delle caratteristiche della donna e della sua famiglia (stato sociale, salute, informazione), quanto del percorso nascita. Questo parte con la gravidanza, prosegue con il parto e continua con le primissime ore dopo il parto, che sono cruciali per determinare la futura alimentazione del bambino. Quanto più tale percorso è fisiologico, tanto più lo sarà anche la nutrizione del neonato. Queste tre pratiche assistenziali sopradescritte sono strettamente interrelate tra di loro nella attività quotidiana di ogni singolo punto nascita: la soluzione glucosata viene data più facilmente in assenza di rooming in (ovvero il neonato non sta con la madre ma alla nursery), l’attacco precoce al seno viene favorito di solito lì dove vi è un impegno della struttura nel favorire il parto fisiologico, l’allattamento materno e il rooming in, e così via.”

Leggiamo ancora “dare glucosata o latte artificiale nei primi tre giorni vita comporta una probabilità quasi 9 volte maggiore di non allattare, e attaccare il bambino dopo la prima ora successiva al parto (cioè non precocemente) comporta un aumento dello stesso rischio di oltre due volte”. Qui entra in gioco non solo l’istinto delle donne ma l’influenza che le pratiche sanitarie hanno sulla tutela della fisiologia.

Riprendendo le parole della legge, proviamo a parlare della “dimensione psico – affettiva del parto…

Nella legge 84/1985 della regione Lazio leggiamo che per tutelare il benessere del bambino bisogna assicurare nelle sale parto la limitazione dei rumori e delle luci ed una temperatura confortevole, garantire il contatto immediato con la madre, favorire fin dalle prime ore dopo il parto l’attaccamento al seno, promuovere in tutti i reparti ostetrici condizioni di permanenza del neonato nella stanza della puerpera in modo continuativo, assicurare, a richiesta, anche dopo il parto la possibilita’ di permanenza del padre del nascituro nella stanza della madre e del bambino.

John Bowlby, ricordato come il padre della “Teoria dell’attaccamento” evidenzia che la relazione madre-bambino ha precisi fondamenti biologici: serve a proteggere e nutrire il cucciolo e, al tempo stesso, a consentirgli di conoscere la realtà circostante tramite l’apprendimento della regolazione delle emozioni. La figura genitoriale con il suo “sistema di accudimento” fornisce un imprinting cognitivo ed emozionale iniziale e può indurre nel bambino un attaccamento di tipo sicuro o insicuro. Per dirlo nella prospettiva dell’emergente paradigma della PsicoNeuroEndocrinoImmunologia la dimensione psico-affettiva del parto può condizionare profondamente la salute per tutta la vita del neonato (si vedano anche i recenti studi sull’Epigenetica).

Lo stesso allattamento, come ribadito al convegno SIPNEI tenuto ad ottobre 2017 in Toscana, non è legato al solo nutrimento biologico: tramite esso il neonato riceve anche contatto, nutrimento affettivo, rassicurazione e contenimento. Nell’attivarsi nella richiesta (col tipico pianto) sperimenta la propria forza e verifica la continuità positiva della risposta (per questo l’allattamento a orario, ancora molto diffuso, è deleterio). L’intera vita perinatale è nella sua essenza relazione. È il mix affettivo, sensomotorio e cognitivo, che plasma i sistemi biologici nelle tante azioni dell’accudimento, che iniziano già nella gestazione (dove accudendo la madre si accudisce il bambino) e proseguono poi, dall’ambiente ospedaliero a quello domestico.

L’A.p.s. RORA vuole sottolineare come le donne, possono rappresentare la forza motrice della promozione della salute propria, dell’intero nucleo familiare e della comunità, ma per farlo devono anzitutto trovare risposta congruente e personalizzata alle proprie esigenze. Qui il terzo settore si inserisce sopperendo ai vuoti generati dalla mancata o disattesa applicazione legislativa regionale e nazionale, per arrivare a promuovere la salute in ogni spazio di incontro sociale.

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