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Parto naturale, tutto sul travaglio fino alla nascita del bambino

Quando si avvicina la data presunta del parto molte mamme si interrogano su quali siano i sintomi dell’inizio del temuto travaglio e su come riconoscerli. Se non si ha già programmato un parto cesareo si tratta solo di attendere il momento in cui il proprio figlio deciderà di venire al mondo con un parto naturale.

Come riconoscere che è il momento di partorire?

L’ora del parto è il momento più atteso di tutta la gravidanza ed anche quello che desta più preoccupazione nelle future mamme. Il parto naturale avviene al termine fisiologico della gravidanza (circa 40 settimane) ed avviene in modo spontaneo. La donna inizia ad avvertire delle contrazioni dell’utero che poco a poco diventano sempre più frequenti e di maggiore intensità.

Generalmente i segni premonitori che indicano che è arrivato il momento di partorire sono l’aumento delle contrazioni uterine e la possibile fuoriuscita del tappo mucoso, ossia perdite vaginali gelatinose di colore rossiccio.

Può anche accadere che si “rompano le acque” prima dell’avvio delle contrazioni,  ossia la rottura delle membrane e la conseguente fuoriuscita del liquido dal sacco amniotico in cui è immerso il feto. In questo caso, benché più raro, è opportuno recarsi subito in ospedale.

Quando recarsi in ospedale?

Se non si sono già “rotte le acque” è opportuno recarsi in ospedale o, prepararsi al parto in casa, quando le contrazioni arrivano in maniera frequente e costante e insieme agli intervalli di dolore sono associate modificazioni anatomiche del collo uterino che via via si appiana e si dilata.

Questi fenomeni dinamici servono per permettere al feto di uscire per via vaginale. Generalmente la nascita del neonato avviene quanto le contrazioni si succedono ogni 5 / 10 minuti e quando hanno una durata di 40 o 50 secondi.

A quel punto sarà opportuno prepararsi per il parto in casa, il parto in acqua o raggiungere il reparto dell’ospedale adeguato per la nascita del bambino, dove la futura mamma verrà seguita durante tutte le fasi del travaglio, fino al parto.

Il travaglio

Il travaglio vero e proprio inizia quando le contrazioni si verificano ogni 5 minuti e durano da 40 a 60 secondi. Esso viene convenzionalmente diviso in tre fasi: dilatante, espulsiva e secondamento.

La fase dilatante

La prima fase è quella più lunga e può durare anche molte ore, durante le quali la dilatazione della cervice deve raggiungere i 10 centimetri.
In questa fase, di solito, si rompono spontaneamente le acque. Se le membrane restano ancora integre e il collo dell’utero si è aperto di 4-5 cm, deve essere eseguita l’amnioressi, cioè la rottura provocata. E’ infatti importante conoscere l’aspetto del liquido amniotico, che se di colore verde può segnalare una sofferenza fetale.
A metà del periodo dilatante, tra 3 e 4 cm, si può eseguire l’anestesia epidurale, nello spazio compreso tra le vertebre lombari.

La fase espulsiva

Nella fase espulsiva le contrazioni diventano ancora più forti e ravvicinate, e la donna avverte il bisogno di spingere. Il collo dell’utero è dilatato al punto da combaciare con la circonferenza della testa del bambino, ed è dunque il momento di far nascere il bambino.
Prima del periodo espulsivo vero e proprio c’è una fase di transizione, detta “latenza”, in cui le contrazioni si fermano per circa mezz’ora per poi riprendere per il momento finale. Generalmente, in un parto naturale il bambino viene alla luce dopo 3-5 spinte valide.  Proprio un istante prima che il bambino nasca, il medico potrebbe eseguire un’incisione con una speciale forbice che serve a facilitare la fuoriuscita del piccolo ed evitare lacerazioni del perineo (episiotomia).

L’ultima fase, il secondamento

L’ultima fase è quella del secondamento, ossia l’espulsione della placenta che viene definita come un “secondo parto”, seguita poi dalla fuoriuscita di sangue.  La placenta viene esaminata attentamente per verificare che sia integra, per assicurarsi che non siano rimasti frammenti nell’utero della mamma.  Per favorire l’espulsione di ogni residuo dopo il parto la mamma viene solitamente fatta alzare e accompagnata a piedi in reparto.

Subito dopo la nascita del bambino

Un misto di spossatezza e adrenalina investe la mamma appena il piccolo scivola fuori. A quel punto il cordone ombelicale viene pinzato e tagliato. Spesso il taglio viene fatto eseguire proprio dai genitori. Dopo aver  emesso il suo primo vagito, il neonato viene pesato, misurato e lavato, e infine messo nelle braccia della madre. Questo momento è importantissimo per creare il primo contatto tra il piccolo e la mamma, che con suo figlio tra le braccia sarà ripagata dello sforzo fatto.

 

 

 

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