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Crollano le nascite: neppure mezzo milione nel 2017. Mai così pochi bimbi nati in Italia dal 1861

Nascite in continuo calo in Italia. Ancora un minimo storico per i nuovi nati nel Belpaese. E’ una ‘Cicogna’ che continua a mostrarsi poco in palla quella che anche nel 2017 ha fatto meno viaggi nella Penisola. Anche nel 2017 i nuovi nati in Italia sono risultati nuovamente in calo, con una diminuzione di 15mila nascite. Per il terzo anno consecutivo i nuovi nati si attestano quindi sotto il mezzo milione. L’Istat ha certificato oggi un trend in atto da anni con la nascita, nel 2017, di appena 458mila bambini. Mai così pochi dall’Unità d’Italia, nel 1861. Aumentano invece i decessi e le persone che lasciano il Paese, soprattutto tra i più giovani. Così la popolazione si assesta a poco più di 60 milioni di residenti, complice anche un freno di nascita tre le famiglie straniere.

Nascite in calo, record in negativo

“Il minimo storico delle nascite è purtroppo una notizia tristemente attesa, visti i dati di trend. Una notizia bruttissima” ha dichiarato il Ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana. “Da qui però ripartiamo – ha dichiarato il Ministro.  Il senso primario del ministero per la Famiglia è il rilancio demografico, con politiche concrete di sostegno alla natalità”. “La demografia è il cuore del futuro del Paese. Non può esistere un vero rilancio economico senza un rilancio delle nascite”, ha aggiunto e concluso il Ministro.

Natalità, in arrivo un Piano Marshall

Un richiamo forte a nuove politiche è stato ribadito dal Forum Famiglie che invoca per la natalità una sorta di ‘Piano Marshall’: “L’Italia così sta morendo. Che cosa stiamo aspettando? Il tema demografico non è uno dei tanti argomenti politici, è la priorità assoluta. Chiediamo con forza e preoccupazione una risposta immediata del nuovo Governo”, ha commentato il Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, Gigi De Palo. La richiesta prioritaria è quella di una “riforma fiscale seria che metta le famiglie al centro”.

Nascite, l’ultimo picco negli anni ’60

Il picco positivo delle nascite, quando i dati superavano il milione di bambini, risale ormai a oltre mezzo secolo fa. Erano gli anni del baby-boom, quelli del biennio 1964-65, con numeri sostenuti anche negli anni successivi. La diminuzione delle nascite oggi è legata sia a “fattori strutturali” ma anche “all’uscita dall’età riproduttiva delle generazioni molto numerose, nate all’epoca del baby-boom”.
Il numero di decessi registrato nel 2017, pari a 649.061, è superiore di 33.800 unità rispetto al 2016 ed è il valore più elevato dal 1945.  “Tendenza – spiega l’Istituto di statistica – che ci si può attendere in una popolazione che invecchia”.
Dai dati statistici anche uno spaccato della presenza dei migranti: 5 milioni i residenti regolari, anche se si è registrata lo scorso anno una battuta d’arresto nell’acquisizione della cittadinanza. In Italia risiedono persone di circa 200 nazionalità: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni); la cittadinanza più rappresentata è quella rumena (23,1%) seguita da quella albanese (8,6%).

Il calo delle nascite, le differenze tra Nord e Sud

La diminuzione delle nascite è di oltre 15mila rispetto al 2016 (-3,2%) e quasi di 120mila negli ultimi 9 anni. Il segno meno si registra in tutte le ripartizioni ma è più accentuato al Centro (-5,3% rispetto all’anno precedente). E non solo. Prosegue il calo della popolazione residente già riscontrata nei due anni precedenti. Al 31 dicembre – secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica – vivono in Italia 60.483.973 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,5% dei residenti a livello nazionale (10,7% al Centro-nord, 4,2% nel Mezzogiorno). L’Istat segnala una riduzione di 105.472 persone rispetto all’anno precedente. Il calo complessivo è determinato dalla flessione dei cittadini italiani (202.884 residenti in meno) mentre la popolazione straniera segna un più 97.412.

Nascite in calo, altre reazioni

“Gli ultimi dati Istat – ha sottolineato Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico – delineano un futuro incerto, soprattutto per i nostri anziani. Se da un lato aumenteranno le possibilità lavorative nel settore domestico, dall’altro si aggraverà il peso economico sul bilancio familiare già messo duramente alla prova”. La speranza, allora, è che quella Cicogna che prima faceva continuamente la spola, torni sulla tratta della Penisola, e lo faccia con sempre maggiore frequenza. Anche grazie ad adeguate politiche orientate alla genitorialità.

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