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Adolescenza e sport, un rapporto sempre più in crisi. I consigli dell’esperta

Adolescenti e sport, un rapporto che sembra in crisi. Un pò per per pigrizia, un pò per quel malvezzo di stare sempre coi telefonini in mano, tra i giovanissimi e lo sport non sembra più correre buon sangue. Lo ha confermato Gabriella Pozzobon, presidente della Società italiana di medicina dell’adolescenza in occasione del 74esimo Congresso nazionale di pediatria organizzato dalla Sip a Roma. “Quando subentrano molti impegni –  ha evidenziato la pediatra, che presta servizio all’ospedale San Raffaele di Milano – si irrigidisce la puntualità negli allenamenti. E’ proprio a quel punto che bisogna seguire un certo rigore nella puntualità e metodologia dell’attività”. Ma il corto circuito si crea proprio li e “si sviluppa un rapporto amore-odio che porta i ragazzi ad abbandonare la pratica sportiva”.

“Per cui – ha sottolineato la dottoressa Pozzobon all’agenzia Dire – bisogna incoraggiare i ragazzi in questa fase delicata della loro vita. Lo sport deve tornare ad essere uno degli obiettivi anche delle nostre società scientifiche”. Vedere tanti giovanissimi abbandonare la pratica sportiva sin dalla tenera età è allora un fenomeno da combattere con politiche adeguate ed incisive.

Adolescenti e sport, amore e odio

L’amore-odio tra gli adolescenti e lo sport deve far riflettere. “I dati, anche internazionali – ha evidenziato proprio la dottoressa Gabriella Pozzobon – sono a dir poco drammatici. Si parla addirittura di un tasso del 14% di sedentarietà tra gli adolescenti, mentre solo il 30% di loro svolge una regolare attività fisica”. A questo si aggiunge poi il 38% di abbandono dello sport nel passaggio dalle scuole medie alle superiori, per molti una vera e propria tagliola.
Tra le cause che favoriscono l’abbandono delle attività sportive sin da piccoli c’è sicuramente il trauma dovuto al passaggio da bambino ad adolescente. Un passaggio in cui si fa fatica a sostenere i grandi cambiamenti fisiologici. “E’ forse una delle problematiche maggiori. Quando un ragazzo o una ragazza svolge uno sport a livello dilettantistico ha un rapporto con il proprio corpo molto più agevole e disinvolto. Ma quando vengono richieste determinate prestazioni magari davanti a un cronometro, l’accorgersi che il proprio corpo non risponde più come si vorrebbe fa la differenza”.

Sport, incoraggiarlo sempre e comunque

Ad incidere nell’abbandono della pratica sportiva è spesso anche la consapevolezza che non si diventerà mai un campione. “Elementi che possono determinare un allontanamento dell’adolescente proprio perché non si raggiungono più i propri obiettivi, non si vince e non si ottengono soddisfazioni”. Ciononostante la pediatra ha evidenziato come lo sport “abbia sempre un impatto positivo per il benessere psicofisico di bambini e ragazzi”. “Rappresenta sempre un valore aggiunto sia per la crescita della persona in senso globale che per l’armonia del corpo. Certo, soprattutto l’agonismo estremo di alcuni sport che vengono svolti nella fase critica della vita con lo sviluppo puberale, può sicuramente incidere sugli assi ormonali. Chiaro che – ha concluso – occorre un attento bilancio tra lo sforzo e l’allenamento rispetto a un corpo in evoluzione, però per me lo sport vince sempre”. Ed è una pratica che andrebbe certamente incoraggiata. Magari a discapito del continuo ricorso a tablet e console

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