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Genitori separati, divorzio e diritto dei figli. La psicologa Rosj Guido risponde

Genitori separati, divorzio, bigenitorialità e diritti del minore, una situazione sempre più intricata e fonte di disagio per i figli. Un tema spinoso, che approfondiremo con la psicoterapeuta Rosj Guido, che riceve a Roma e ad Albano Laziale.

La dottoressa è da tempo anche consulente tecnica d’ufficio presso il Tribunale Ordinario di Velletri in tema di separazioni ed affido. Nel suo bagaglio una notevole esperienza su tutto quanto concerne la tematica della genitorialità.

Genitori separati, divorzio e diritto dei figli. La parola allo psicologo

“Il regalo più grande che si possa fare ad un figlio – esordisce per Marmocchio la dottoressa Rosj Guido – è quello di amarlo per sempre. Un figlio non chiede di essere messo al mondo ma chiede di essere amato. E vuole esserlo incondizionatamente dalle due figure per lui importanti sin dal concepimento: i suoi genitori.

“Mettere al mondo un figlio – evidenzia la psicologa – è un’esperienza unica ed indescrivibile e chiunque realizzi questa scelta, lo fa immaginando di mettere in gioco tutte le proprie risorse, cercando di ridurre al minimo gli errori. La famiglia felice, quella “del Mulino Bianco”, aspirazione di molti, non è purtroppo una realtà.  Molte coppie si trovano a dover affrontare la difficile eventualità della separazione, che inevitabilmente coinvolge anche la crescita dei figli“.

“Molto tristemente, devo constatare che la separazione coniugale è una realtà in costante aumento. Spesso una coppia resta separata pur vivendo sotto lo stesso tetto. Le motivazione che spingono a questa scelta sono molteplici e non sempre gli effetti sono quelli desiderati o auspicati.

Alla base resta il timore che una scelta così netta quale la separazione, così come il divorzio, possa determinare una grande ferita e un dolore insanabile nei propri figli.

I genitori che riflettono su questa ferita sono certamente genitori sensibili. Talvolta presentano legami invischiati e conflittuali, cronicizzano patti e promesse che, se sciolti, potrebbero esplodere in atteggiamenti rancorosi e conflittuali”.

Genitori separati, quanto i figli ne risentono

“Nella mia attività da clinico e da consulente tecnico – evidenzia la dottoressa Rosj Guido – ho purtroppo avuto modo di evidenziare, in tutte le coppie separate, una mole di dolore, risentimento e vendetta l’uno nei confronti dell’altro, talmente elevati, da triangolare pesantemente e pericolosamente sul bene dei propri figli.

Il “ti amerò nella bella e nella cattiva sorte”, si trasforma in un sanguinoso conflitto dove non è permesso all’altro di vivere al di fuori della coppia. Il senso del possesso è talmente elevato da confondersi con quell’amore puro che ci si era giurati nei tempi d’oro. Talmente diventa insopportabile l’idea di vivere senza l’altro e, quindi di lasciarlo libero, che si usa come arma per vincere questa “assurda battaglia” quanto resta di quello che “forse” un tempo è stato amore, ammesso che mai lo sia stato!”.

È in questa realtà – continua la dottoressa Guido – che si valutano le vere capacità di un genitore. Quanto il decidere di non essere più coppia permetta di preservare il reciproco ruolo genitoriale. Si rimane genitori per sempre, anche dopo la separazione o il divorzio.

Ma per essere considerati tali, è necessario essere stati “genitori” anche prima della crisi coniugale e della separazione. È per questo motivo che nella mia attività da consulente tecnico assume un ruolo importante l’esplorazione della storia personale del minore.

Importante anche la storia dei genitori e delle relazioni intra familiari, elementi che assumono valore prognostico significativo, perché già a partire dal modo in cui ciascun genitore in passato, ha svolto il proprio ruolo, è possibile comprendere il quadro futuro.

Il genitore che sin da subito ha mostrato capacità di accudimento, di protezione, empatia e calore nei confronti dei propri figli, non dimenticherà queste capacità anche quando la conflittualità tra le parti sarà elevata. Le recupererà soprattutto quando il conflitto sarà tale da compromettere oltremodo il vissuto dei minori”.

Il diritto alla bigenitorialità

“Mi preme soffermarmi – continua la psicologa dei Castelli Romani – su una norma che, da ormai oltre 10 anni regolamenta la gestione dei minori nelle coppie separate: la legge 54 del 2006.

La 54 del 2006 tutela il diritto alla bigenitorialità ovvero “il diritto soggettivo del bambino affinché entrambi i genitori, anche se separati ne siano responsabili. Un traguardo del minore e non dei genitori, in risposta al fatto che con la norma precedente esisteva un genitore prevalente.  

Una legge che per la prima volta mette al centro, non il diritto dei genitori a svolgere il proprio ruolo, quanto piuttosto il diritto del minore a mantenere continuità e legami affettivi con entrambi i genitori e con gli ascendenti di ciascun ramo genitoriale. Ebbene il minore è investito di un diritto imprescindibile che non è quello di avere a tutti i costi i propri genitori sposati.

Il diritto, semmai, è quello di avere due genitori che si occupano di lui, indipendentemente dalle loro scelte di vita. Due genitori che sappiano esserci costantemente e che sappiano fare i genitori. Centrandosi sui bisogni del figlio e non sul vincolo che il figlio rappresenta.

Purtroppo spesso i figli diventano lo strumento di ricatto di una coppia che non sono più coniugi, ma restano dei genitori. Genitori che spesso dimenticano che il minore non è un oggetto, ma un soggetto attivo.

La legge 54/2006 ha ben evidenziato come sia diritto del minore condividere il proprio tempo e crescita in egual misura con i genitori.

La norma evidenzia come questo diritto vada rispettato al di la di ogni conflitto presente nella coppia genitoriale e al di là del divorzio. Il conflitto tra i genitori non può togliere ai figli il diritto e il privilegio di poter crescere con entrambi.

Spesso il rancore prende il sopravvento e si attiva tra gli ex coniugi un gioco di potere che non tiene assolutamente conto delle esigenze dei figli. La pretesa avanzata da un genitore di affido esclusivo la maggior parte delle volte è solo una richiesta strumentale.

Non si configura infatti in situazioni pregiudizievoli per i minori, e arreca una ferita enorme negli stessi. La separazione di per sé rappresenta una ferita non solo per gli adulti, ma anche per i bambini.

Due adulti consapevoli dell’importanza del proprio ruolo genitoriale, dovrebbero ridurre i livelli di conflittualità per garantire al minore una continuità e la possibilità di ristabilire nuovi equilibri. A tal proposito ritengo fondamentale un lavoro sinergico tra i vari professionisti che si occupano del caso. A loro il compito di avere chiaro che una coppia può separarsi anche riducendo i danni che ne conseguono, comprendendo che i figli – conclude la dottoressa Guido – non sono lo strumento del contendere”.

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