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Figli e genitori separati: come gestire il conflitto coi consigli della psicologa Rosj Guido

Figli, genitori separati e diritti del minore. Dopo aver affrontato il tema focalizzandoci sui divorzi e la bigenitorialità, torniamo ad approfondirlo in compagnia della psicoterapeuta Rosj Guido, che riceve a Roma e ad Albano Laziale, ed è consulente tecnica d’ufficio presso il Tribunale Ordinario di Velletri in tema di separazioni ed affido. La dottoressa Guido si rifà a Schopenhauer, offrendoci una importante riflessione sul principio che sottende ogni relazione funzionale.

“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”. (Arthur Schopenhauer – ‘Parerga e Paralipomena).


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Per i porcospini, quindi, l’unico modo per evitare di ferirsi e di pungersi è quello di restare vicini, ma non troppo vicini. Solo così sono in grado di trovare riparo sia dagli aculei che rischiano di pungerli, che dal freddo. “Quanto è vera questa parabola – evidenzia la psicoterapeuta -. Quanti di noi hanno sperimentato nel vivere quotidiano, l’importanza dei confini. Anche nelle relazioni più significative il rispetto dei confini è prognostico per una relazione con più probabilità di conservare un equilibrio. Questo non sempre accade anche e soprattutto quando si tende a dimenticare cosa ci ha legato profondamente all’altro. Ovvero quando quel Quid viene mortificato dalle innumerevoli variabili che minano nel quotidiano la nostra vita”.

Figli, conflitti e genitori separati

“Vale la pena riflettere – continua la dottoressa Rosj Guido – che spesso le tensioni che si sviluppano e che generano un conflitto tra le parti, possono rappresentare un’opportunità di crescita e confronto. Riflettere infatti, su ciò che non è apprezzato dall’altro o su ciò che crea disagio o rende disfunzionale la relazione, cambia la prospettiva con la quale si guarda al “NOI”. E’ così che che ci si dispone alla ricerca di soluzioni alternative e alla disponibilità a cercare un nuovo equilibrio. Quando tutto questo tra genitori separati non accade si crea irrimediabilmente una frattura. Frattura che può assumere proporzioni significative e per certi versi devastanti, se la coppia non si mostra in grado di trovare un punto d’incontro. Quando questo accade in una coppia genitoriale i livelli di conflittualità che si possono sviluppare sono di diversa entità. Si potrà così assistere ad una conflittualità “fisiologica” che se mal gestita potrà determinare una “alta conflittualità”.

“L’alta conflittualità si evidenzia quando le parti non sono più in grado di sintonizzarsi sulle motivazioni, sui bisogni, sui desideri e sugli affetti che erano presenti nella coppia. L’esperienza dell’altro non viene più compresa, non si è più in grado di empatizzare con la stessa. L’altro diventa un nemico minaccioso che scatena sentimenti di rabbia ed ostilità sino a determinare comportamenti che sono considerati al limite.


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Conflittualità tra genitori separati e diritti dei figli: cosa fare

La situazione conflittuale, che precede e succede alla separazione, deve essere attenzionata maggiormente, quando la coppia presenta dei figli proprio perché può rappresentare un fattore pregiudizievole per la salute psicofisica e relazionale degli stessi. Sappiamo che i bambini sono in grado di interpretare quanto accade in famiglia sia ascoltando i messaggi che provengono da entrambi i genitori, sia interpretando, a partire dal proprio sistema di riferimento interno, i META-MESSAGGI che giornalmente respirano dentro casa e che spesso, sono i più disfunzionali. Ma sappiamo anche che non tutti i bambini sono uguali e che l’esposizione costante e massiccia a situazioni conflittuali, può creare delle gravi ferite emotive. Basti pensare come cambiano le modalità attraverso le quali i genitori si interfacciano tra loro in seguito alla separazione. Spesso un genitore si rifiuta di incontrare l’altro genitore, talvolta si litiga in presenza dei figli. Altre volte si triangolano sui figli messaggi dell’uno nei confronti dell’altro, costringendo queste povere vittime a fare da portavoce.

“Come si può arginare un fiume in piena così colmo di ostilità e rabbia? Comprendere com’era la coppia genitoriale prima della separazione assume valore prognostico significativo. Com’erano le capacità dei genitori separati prima del grande conflitto fa il resto. Ha senso per un tecnico quindi valutare il cosidetto “parenting”, ovvero lo stile genitoriale di quel genitore, un genitore che non è più lo stesso. Questo perché ha inevitabilmente subito il peso di altre dinamiche, che lo hanno visto costretto ad elaborare la sofferenza del fallimento. Un genitore – continua la psicoterapeuta – che può fisiologicamente vivere una minore disponibilità emotiva nei confronti del proprio figlio”.

Figli come merce di scambio, tra depressione e disperazione

La vita di chi si separa ma soprattutto, di chi si separa “male” viene assorbita dalla gestione del conflitto. Questo condiziona inevitabilmente il rapporto con i figli. Non è facile la riorganizzazione emotiva e sociale per ciascun genitore ma è necessaria per evitare che la crescita emotiva del proprio figlio subisca danni considerevoli e irreparabili! La sofferenza dei bambini si può tradurre in varie forme: il bambino può presentare delle fobie, un disturbo del sonno , dell’alimentazione o del comportamento. Il bambino può cambiare, apparire più distratto, impertinente, può mettere in atto atteggiamenti di scherno e derisione. Oppure può diventare un bambino silenzioso, con “la testa altrove”, che piange per nulla.

Il minore può sentirsi merce di scambio al centro di ripicche e contese con l’inevitabile vissuto che lo fa sentire di non appartenere più a nessuno e che niente gli appartenga davvero più. Il senso di perdita che si viene a creare, genera un’angoscia che può lasciare il posto alla depressione e alla disperazione.

Se approfondimenti a parte merita il tema del presentare il nuovo compagno al proprio figlio, l’esperienza, purtroppo, insegna che la sofferenza del minore è fortemente condizionata dal modo in cui i propri genitori dimostrano di gestire la separazione. “Si può sopportare ed elaborare il fallimento di una famiglia che non è più in grado di convivere – conclude la psicoterapeuta Rosj Guido – mentre appare più complesso per i minori accettare che i propri genitori non facciano i genitori o che il conflitto tra gli stessi, li porti a dimenticarsi che LUI, il FIGLIO, esiste e che ha bisogno del loro amore”.

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