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Occupazione femminile, sempre più mamme abbandonano il posto di lavoro per accudire i figli

La relazione annuale dell’Ispettorato del lavoro evidenzia dati drammatici per l’occupazione femminile. Nel 2016 è in crescita la percentuale di mamme costrette a lasciare il posto di lavoro. Tra le motivazioni principali ci sono le difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con le necessità di cura della famiglia.

Dai dati statistici raccolti risulta che l’abbandono del posto di lavoro da parte dei genitori con figli, tra dimissioni e risoluzioni consensuali convalidate, a livello nazionale è pari a 37.738. Tra questi ben 27.443 sono state le lavoratrici madri, in aumento rispetto al 2015, quando a lasciare il lavoro sono state 25,660 donne con figli.

Lavoro e famiglia, molte mamme non ce la fanno

La fetta più consistente di donne che hanno abbandonato il posto di lavoro hanno avanzato motivazioni riconducibili alla difficoltà di conciliare il lavoro e le esigenze di cura della famiglia, pari complessivamente a n. 13.854. Il dato è in aumento di oltre il 44% rispetto a quello rilevato nel 2015.  Tali difficoltà inoltre, per il 60% dei casi rilevati, si presentano già all’arrivo del primo figlio.

Abbandono del lavoro, niente nonni e nidi troppo cari

La causa principale delle crescenti difficoltà da parte delle mamme di riuscire a conciliare lavoro e figli è l’assenza di parenti di supporto. I nonni escono sempre più tardi dal mondo del lavoro e non garantiscono più una presenza costante per i nipoti. Si aggiungono il mancato accoglimento al nido per mancanza di posti e l’elevata incidenza dei costi di assistenza del neonato, tra asili e baby sitter. Altre motivazioni indicate dalle mamme sono state: la mancata concessione del part time o comunque di un orario maggiormente flessibile, organizzazione e condizioni di lavoro particolarmente gravose o difficilmente conciliabili con esigenze di cura dei figli. Il congedo parentale e le misure a sostegno della genitorialità, dunque, tra cui anche le misure di tutela della maternità in caso di allattamento a rischio, per molte donne non sono sufficienti già all’arrivo del primo figlio.

Lavoro femminile, chi sono le donne che lasciano il lavoro per i figli

La percentuale di abbandono dell’impiego è inversamente proporzionale all’anzianità di lavoro. Maggiore è l’anzianità sul posto lavoro e minore è la percentuale di abbandono. Nella maggior parte, comunque, si tratta di lavoratrici che rivestono le qualifiche di impiegata e di operaia. Significante anche il dato che concentra la maggior parte dei casi di abbandono nelle fasce di età comprese tra i 26 e i 35 anni e tra i 36 e i 45 anni. Tali dati, letti congiuntamente a quelli relativi alla ridotta anzianità di servizio, confermano il
perdurare del fenomeno dell’ingresso posticipato nel mondo del lavoro in Italia.

Mamme e lavoro, tanto c’è ancora da fare

In tutta Italia i dati parlano chiaro, sul fronte dell’occupazione femminile molto c’è ancora da fare. Per le donne risulta ancora molto difficile tornare al lavoro dopo la nascita del primo figlio, e questo vale per tutte le regioni d’Italia, anche in quelle dove l’occupazione femminile è maggiore rispetto alla media nazionale. Conciliare la carriere con la cura dei figli si scontra con  numerose problematiche. Gli stipendi sono troppo bassi, i costi di asili nido e baby sitter troppo alti, e la rete familiare non più in grado di sostenere la maternità delle donne come un tempo.

 

 

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