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Allattamento al seno, iniziare entro un’ora dalla nascita riduce la mortalità infantile

Che l’allattamento al seno costituisca un profondo beneficio per i neonati è dato ormai per scontato, sebbene sia una pratica che va incentivata a partire dalla nascita in ospedale. Sono infatti le prime ore di vita del neonato ad essere fondamentali. Oms e Unicef hanno presentato di recente una nuova guida in dieci fasi per aumentare il sostegno all’allattamento al seno in strutture sanitarie che forniscono servizi di maternità e ai neonati. L’inizio precoce dell’allattamento al seno, entro un’ora dalla nascita, infatti, protegge il neonato da infezioni e riduce la mortalità infantile. L’inizio dell’allattamento al seno precoce, inoltre, aumenta le possibilità di un suo proseguimento positivo.

L’importanza dell’allattamento al seno entro la prima ora dalla nascita

L’allattamento al seno è la norma biologica per tutti i mammiferi, compresi gli umani. Secondo i due organismi internazionali, l’allattamento al seno è fondamentale per assicurare al neonato la corretta nutrizione, salute ed anche la sopravvivenza. Secondo l’Oms l‘allattamento al seno per i primi 2 anni potrebbe salvare la vita a più di 820 mila bambini l’anno di età inferiore ai 5 anni. L’Unicef raccomanda l’allattamento al seno iniziato entro la prima ora dopo la nascita, e continuato esclusivamente per i primi 6 mesi di vita. Dopodichè il latte materno, accompagnato da alimenti complementari sicuri e adeguati per lo svezzamento, deve essere continuato fino ai 2 anni o anche oltre.

Contatto immediato madre neonato

Il contatto pelle a pelle tra la partoriente ed il nascituro e l’allattamento precoce sono strettamente collegati.  Il contatto con la mamma, infatti, facilita il neonato a mettere in atto l’istinto di cercare il seno e succhiarlo.  Il primo allattamento al seno è inoltre fondamentale per innescare la produzione di latte materno e accelerare la lattogenesi. Molte madri smettono di allattare presto o credono di non poter allattare al seno a causa di latte insufficiente. Quindi l’inizio precoce è importantissimo per la cosiddetta “calata” del latte.
Per tali ragioni il contatto tra madri e bambini dovrebbe essere facilitato e incoraggiato il prima possibile dopo la nascita. Il modo più adeguato è posizionare il bambino prono sull’addome o il petto della madre, senza vestiti e teli che li separino. Il contatto dovrebbe essere ininterrotto per almeno 60 minuti. E’ un comportamento naturale per la maggior parte dei bambini a poco a poco contorcersi e strisciare verso il seno. Le madri dovrebbero essere aiutate a capire come sostenere il bambino e come assicurarsi che esso sia in grado attaccare e succhiare al seno. In caso di parto cesareo o altre motivazioni per cui la mamma è impossibilitata ad allattare, deve essere supportata per allattare non appena è in grado.

L’allattamento in numeri

A livello mondiale solo una minoranza di mamme soddisfano le raccomandazioni di Oms e Unicef. In base alle ricerche solo il 44% dei bambini iniziano l’allattamento al seno entro la prima ora
dopo la nascita e il 40% dei bambini sotto i 6 mesi di età è allattato esclusivamente al seno. A 2 anni, solo il 45% di bambini è ancora allattato.

L’allattamento al seno precoce diminuisce la mortalità infantile

Il contatto della madre con il neonato subito dopo il parto, e l’inizio dell’allattamento al seno entro la prima ora dopo la nascita sono importanti per l’inizio di un’esperienza di allattamento positiva ed anche per la sopravvivenza neonatale e il successivo sviluppo. Secondo le stime, il rischio di morire nei primi 28 giorni di vita sono il 33% più alti per i neonati che hanno iniziato
l’allattamento al seno 2-23 ore dopo la nascita e più di due volte più alto per coloro che hanno iniziato un giorno o più dopo la nascita, rispetto ai neonati che sono stati messi al seno entro la prima ora dopo la nascita.
L’allattamento al seno esclusivo per 6 mesi fornisce il nutrimento necessario al bambino e ne assicura la corretta crescita. Oltre i 6 mesi, l’allattamento al seno continua a fornire energia e nutrienti di alta qualità che, congiuntamente ad un’alimentazione adeguata, aiutano a prevenire fame, denutrizione e obesità. Quasi la metà degli episodi di diarrea o un terzo delle infezioni alle vie respiratorie sono associate ad un allattamento non adeguato. Inoltre il latte materno riduce del 13% la probabilità di sovrappeso e del 35% l’incidenza del diabete di tipo 2.
In generale quindi, lo studio di Oms e Unicef porta a concludere che pratiche di allattamento al seno inadeguate  possono compromettere la salute, lo sviluppo e la sopravvivenza dei bambini e delle loro madri. Migliorare queste pratiche potrebbe salvare oltre 820 mila vite all’anno.

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