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Separazione, quando i genitori si lasciano arriva il mediatore familiare: la dott.ssa Rosj Guido ci spiega cosa fa

Ogni separazione, nel caso di presenza di bambini, finisce per incidere fortemente sul presente dei piccoli. Aspetti di cui ogni genitore dovrebbe tener debitamente conto. Li affronteremo col tramite della dottoressa Rosj Guido, che dopo aver affrontato il tema dei divorzi e della bigenitorialità, si concentra ora sul mediatore familiare, ruolo che la psicoterapeuta, che riceve a Roma e ad Albano Laziale, ricopre con particolari meriti e capacità.

Separazione, quando è la scelta più giusta

La dottoressa Rosj Guido

“Ogni individuo cerca di fare della propria vita un capolavoro – premette la dottoressa Guido – e proietta nelle proprie scelte fantasie e desideri che vorrebbe restassero immutati nel tempo. Ed è in questo clima che il “ti amerò nella bella e nella cattiva sorte” sancisce un patto d’amore nel quale ciascuno crede fermamente (o almeno così dovrebbe essere). Talvolta però, questa realtà tende a sbiadirsi nel tempo e perde quei colori intensi che la caratterizzavano. Tutto questo mette alla luce delle criticità che la coppia non sempre è in grado di affrontare. La crisi si insinua nei meandri più profondi di una promessa che ha sigillato un rapporto, sino a rendere impossibile anche le cose più semplici. Una comunicazione fluida e scontata diventa ostica e spinosa. Quello che dell’altro piaceva, diventa l’elemento di distanza, e nulla ha più senso. La coppia non riesce a trovare una sua dimensione. La separazione sembra l’unica soluzione possibile. Talvolta la più giusta soprattutto quando i livelli di conflittualità sono elevati”.

Separazione, tante le forme di aiuto

“Separarsi – evidenzia la dottoressa Rosj Guido – significa rimettere in discussione la propria esistenza, cercare un nuovo equilibrio, confrontarsi con vissuti che assumono valenza anche devastante. Non a caso la separazione rappresenta uno tra gli eventi più stressanti che passano nella vita di chi ne diventa attore, che è chiamato a cercare un ri-adattamento sociale. La separazione innesca processi che implicano un’evoluzione delle relazioni familiari sul piano coniugale, genitoriale e sociale. Rappresenta la rottura di un sistema, di un legame e si configura come un’esperienza fortemente stressante che si accompagna al senso di solitudine emozionale. Al contempo è collegata ad uno stato di disagio psicologico che va ad intaccare profondamente il senso di autoefficacia e l’autostima.
In tale situazione si può ricorrere a diverse forme di aiuto: quelle maggiormente fruibili sono la psicoterapia e la mediazione familiare”.

Separazione e mediazione familiare

“Di fronte ai molteplici risvolti della separazione – evidenza la dottoressa Guido – spesso ci si rivolge ad un mediatore familiare. Il mediatore familiare è chiamato a gestire vissuti disfunzionali con la finalità di sostenere le parti nella gestione del conflitto. Lo fa con l’utile e necessario obiettivo di individuare le strategie più adeguate nella risoluzione delle problematiche inerenti l’evento separativo. Come si può immaginare, la gestione di tale problematiche non coinvolge solo aspetti pratici. Coinvolge completamente le parti che mettono in gioco se stessi, ciascuno con le proprie emozioni e i propri vissuti. Se da un lato è vero che il mediatore familiare non ha gli strumenti per entrare nella profondità dei vissuti emotivi, è altrettanto vero – prosegue la psicologa laziale – che deve essere in grado di gestire quanto emerge durante la mediazione nella maniera più efficace”.

Il ruolo del mediatore familiare

“È a tal proposito che appare interessante segnalare come nella visione di Robert Emery esista una mediazione emotivamente informata. La stessa sembra porsi un po’ al confine tra una mediazione familiare e un approccio terapeutico.  Benché non sia richiesto al mediatore di gestire il bagaglio emotivo che le parti presentano, gli viene chiesto di saper fungere da contenitore attraverso un approccio empatico che promuova una maggiore consapevolezza. Nella mediazione emotivamente informata il mediatore tenta di orientare i soggetti a centrarsi non sulla propria rabbia, ma anche e soprattutto sui bisogni del minore. Il focus si sposta dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale, dal comprendere non solo il proprio di vissuto, ma anche quello dell’altro. Il tutto riconoscendo nel proprio dolore tracce di ciò che può provare l’altro”.

L’empatia del mediatore familiare

“Con la mediazione familiare – conclude la psicoterapeuta che riceve ad Albano Laziale e Roma –  si promuove una elaborazione del fallimento e la necessaria gestione delle risorse residue. La promozione di un clima di collaborazione e comprensione è alla base di un lavoro di mediazione emotivamente informata, che permetta ad entrambe le parti di sentirsi accolti e compresi. Sembra difficile immaginare che tutto questo avvenga in un percorso di mediazione familiare. Eppure “lo stare con” è il primo passo per essere di aiuto all’altro. A qualsiasi livello di profondità ci si ponga nei confronti di chi ha bisogno di un aiuto, l’importante non è solo avere contezza dei limiti del proprio ruolo, non è solo essere adeguatamente preparati, ma anche e soprattutto avere una disponibilità empatica nei confronti del vissuto dell’altro”.

Per saperne di più

Dott.ssa Rosj Guido
Albano Laziale (Rm), via Rossini, 14
Roma (Infernetto), via Umberto Giordano, 70

340.9332030

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