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Madri single in Italia: una realtà dimenticata dalla società e dalla politica

Lo Stato italiano ad oggi, ha una visione delle donne e madri pressoché identica a come le considerava negli anni cinquanta: desiderose di prendersi cura dei figli a tempo pieno, così come di tutte le attività domestiche e della cura degli anziani. Dedite a sostenere la carriera dei mariti, elemento costitutivo del loro senso di sicurezza e prestigio sociale e di quello dei loro figli. Le politiche familiari continuano a rivolgersi ad un soggetto e ad una famiglia che non esistono più.

In altre parole, la conciliazione fra lavoro e maternità è diventata quasi una chimera, ed il diventare madre accentua il ruolo di dipendenza dal marito e dalla famiglia di origine, il ruolo della casalinga (indesiderato), e l’isolamento sociale.

Madri single in Italia

È cresciuto in maniera esponenziale il numero delle madri single in Italia: 900.000 madri con 1.200.00 di figli a carico. La struttura della famiglia odierna è profondamente cambiata, sono aumentate le convivenze e le libere unioni, di conseguenza le madri separate e divorziate costituiscono la maggior pare. Un 37.4% riguarda poi le madri nubili, dove il 42% totale delle madri single è a rischio di povertà ed esclusione sociale.

Società e solitudine delle madri single

Cercando di evitare di cadere nei luoghi comuni più tetri, i cambiamenti sociali in atto rendono ancor più buia e sconsolata la solitudine delle madri single. La crisi economica ha ulteriormente aggravato la loro condizione: il 39% è relegato ad occupazioni part-time non volute, l’assenza di un compagno le costringe ad un ulteriore sovraccarico nei termini di lavoro extradomestico che graverà sulle loro spalle.

Diventare madre (e genitore) è un compito infinito, implica la ricerca di un nuovo equilibrio tra la cura di sé e dell’altro mai del tutto raggiunto, che diventa un’aspirazione, non uno stato. Ciò però non dovrebbe prevedere come invece accade, un giudizio sulla fragilità delle persone ma bensì, considerazioni sulla “difficoltà del compito” che diventa ancora più arduo per le madri single.

La spirale di solitudine nella quale finiscono loro malgrado, insieme alla povertà e allo stato di deprivazione alle quali vengono sottoposte insieme ai loro figli, sono tutti fattori che portano ad una disgregazione identitaria personale, identità  che poi farà fatica a trovare e ri-trovare le basi sulle quali costruirsi e continuare a crescere.

Il riconoscimento in quanto soggetti sociali, aventi diritti e soggetti fragili e vulnerabili viene meno. Senza uno Stato Sociale presente, capace di elargire contributi economici, detrazioni fiscali e infrastrutture sociali adeguate viene meno il concetto di solidarietà, dove la rete amicale e familiare non possono essere sufficienti, per queste madri.

Dott.ssa Francesca G. Camìsa Parenzàn

 

Bibliografia

Elena Rosci, La maternità  può attendere, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2013.

Articolo dal titolo “Le 900.000 madri dimenticate dalla politica”, www.lastampa.it, 20/04/2018.

 

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