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Bambini, quando lo sport è benessere e contrasta la povertà infantile

Sfidarsi su un campo da calcio o pallavolo e contrastare la povertà infantile, ma anche la mancanza di cure mediche. Sono stati presentati a Roma i risultati del progetto “ForGood – Sport è benessere“, patrocinato dal Coni e realizzato da Sport senza frontiere Onlus. Nel corso di 2 anni sono stati avviati alla pratica sportiva 504 bambini. Molto degli stessi appartenenti a famiglie in condizioni di povertà dei quartieri periferici di Napoli, Roma e Milano. L’89% dei quali non aveva mai fatto sport (il 46% appartenenti a famiglie monoreddito, il 37% a famiglie numerose).

I bambini e lo sport, con “ForGood” lo Sport è benessere

Il progetto biennale, destinato ai minori in condizioni di disagio socio-economico, è consistito in un intervento di inclusione sociale e di tutela della salute. Il tutto attraverso la pratica sportiva e il monitoraggio sanitario.
Previsto un percorso di educazione alla salute integrato da uno screening e monitoraggio sanitario, counseling rivolto alle famiglie. Ai bambini si è data l’opportunità di frequentare dei corsi sportivi gratuiti presso le associazioni aderenti alla “rete solidale” di Sport Senza Frontiere.

Alla presenza di Franco Chimenti, vice presidente vicario del Coni, Fabio Pigozzi, rettore dell’Università degli Studi di Roma del Foro Italico, Marco Perissa, presidente Opes (comitato organizzatore #BeAlive), e Alessandro Tappa, presidente di Sport Senza Frontiere Onlus, è stato illustrato il modello di intervento elaborato per continuare con più efficacia il lavoro di integrazione sociale dei bambini e delle bambine attraverso la sport. Forgood – Sport è Benessere è stato presentato ad Expo 2015.

Bambini e ‘Sport Senza Frontiere’

Sono 22 gli enti socio-assistenziali e sanitari coinvolti, 504 i bambini inseriti nelle attività sportive e seguiti per 2 anni, 126 le società sportive della rete solidale di ‘Sport Senza Frontiere’ e 22 le diverse discipline sportive praticate dai bambini. Non solo: più di 1000 visite mediche effettuate e tre università coinvolte (Tor Vergata, Foro Italico e Roma Tre).
I bambini – di cui il 66,3% di origine straniera – hanno così potuto scegliere tra 22 discipline diverse grazie a 126 società sportive. Sono stati sottoposti a un monitoraggio pediatrico sanitario e ad un counselling psicologico volto, in particolare, a migliorare l’alimentazione e contrastare l’obesità, patologia spesso connessa con la povertà.

Bambini e lo sport, tanti i benefici

I dati sono poi stati analizzati da una equipe di ricercatori della Facoltà di biomedicina e prevenzione dell’università Tor Vergata. Ebbene, il 70% dei bambini non era mai stato sottoposto a una visita pediatrica, il 26,4% non iscritto al sistema sanitario, il 50,8% non in regola con le vaccinazioni.
Non solo: all’inizio del progetto il 32,7% dei bambini coinvolti era obeso, con il picco massimo a Napoli (36,4%) e tra i piccoli italiani: 26,8% contro il 16,7% dei bambini di origine straniera. Al termine del progetto la percentuale si è ridotta al 28,8%, grazie all’adozione di abitudini nutrizionali più sane e alla pratica sportiva. Sono migliorati anche i bambini sottopeso, passati dal 9,6% al 7,6% del campione.

Progetto “ForGood, Sport è benessere”

Il progetto ForGood ha permesso a tanti piccoli in condizioni di marginalità sociale – italiani, di origine straniera e Rom – di condividere la vita sportiva e costruire relazioni di amicizia con coetanei che non hanno problemi economici.  “Un passo concreto sulla via dell’inclusione e partecipazione sociale”, hanno rivendicato gli organizzatori. Per Alessandro Tappa, presidente di Sport senza frontiere, “il modello costituito da questo progetto, che combina pratica sportiva e counselling, è molto promettente non solo per migliorare la salute dei più piccoli, ma anche per trasmettere quei valori, alla base di ogni sport, che possono prevenire comportamenti a rischio”.

“Questa iniziativa è stata clamorosa e fondamentale. Lo sport e la scuola sono un abbinamento fantastico”. A sostenerlo proprio Chimenti, che ha lodato lo studio. “Quando ci sono delle differenze sociali – ha aggiunto – i bambini ne soffrono molto più di tutti gli altri. Lo sport pareggia tutto, la partecipazione nello sport significa per loro essere uguali agli altri, e nello stesso modo la scuola, che mette insieme bambini di ceti diversi”.

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