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Rimanere incinta a 40 anni, diagnosi prenatale e pericoli
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Rimanere incinta a 40 anni è pericoloso?

La gravidanza comporta dei rischi a qualunque età, ma rimanere incinta a 40 anni è più pericoloso che a 25. Ci sono dei vantaggi nell’aspettare ad avere figli: si ha maggiore esperienza di vita, è più probabile avere una stabilità economica e la maturità aiuta a compiere scelte personali ed educative assennate. Dal punto di vista della biologia, però, il naturale invecchiamento dell’organismo complica la salute di mamma e nascituro.

Concepire un figlio a 40 anni: un po’ di numeri

La fertilità della donna comincia a ridursi dal trentesimo compleanno. Le chance di rimanere incinta dopo i 40 anni diminuiscono di circa il 5-10% ogni anno. Sono statistiche generali che ammettono eccezioni: esistono casi di infertilità in donne di 25 anni così come di gravidanze non programmate a 46.

Resta il fatto che con l’avanzare dell’età diventa sempre più arduo concepire un figlio. L’età incide anche sulla fertilità maschile. Anche se l’uomo resta fisicamente in grado di generare figli fino a 60-70 anni, lo sperma si deteriora nel tempo. La quantità rimane più o meno la stessa, ma la motilità degli spermatozoi subisce un rapido decadimento. Dopo i 45 anni, inoltre, è difficile che producano embrioni di tipo A, con la massima capacità di annidamento e di dare luogo ad una gravidanza di successo.

Principali rischi della gravidanza a 40 anni

diagnosi prenatale
diagnosi prenatale

Anche superata la difficoltà del concepimento, rimanere incinta a 40 anni espone al pericolo di diverse complicazioni. Il tasso medio di aborti spontanei durante il primo trimestre è del 40-50% e aumentano progressivamente anche le incidenze di gravidanza ectopica, distacco placentare, placenta previa, pre-
eclampsia, eclampsia, travaglio prematuro o distocico, diabete gestazionale e ipertensione.

Nei feti si osserva un incremento di alcune anomalie cromosomiche, ad esempio la sindrome di Down. Secondo alcuni studi si intensifica anche l’incidenza di schizofrenia e di disturbi dello spettro dell’autismo. Essere in perfette condizioni fisiche e avere già avuto figli in precedenza può aiutare, tuttavia non annulla l’invecchiamento degli ovociti né dell’apparato riproduttivo.

È possibile ridurre i rischi?

Rimanere incinta a 40 anni è pericoloso, ma non significa che le coppie debbano per forza rinunciare al progetto. La ricerca ha fatto grandi passi: oltre ad offrire un monitoraggio medico approfondito, rende possibile eseguire un’accurata diagnosi prenatale. Screening come il bi-test e l’analisi del DNA fetale dal sangue materno permettono di fare una stima del rischio, verificabile tramite amniocentesi e villocentesi.

Un’opportunità alternativa sono le tecniche di preservazione della fertilità, che permettono di prelevare e congelare i propri ovuli prima dei 40 anni per utilizzarli in seguito. Questa pratica necessita chiaramente di pianificazione; tramite la fecondazione assistita con ovodonazione è invece possibile ricevere l’ovulo di una donatrice più giovane che, anche se impiantato nella madre quarantenne, porta un sensibile aumento della probabilità che la gravidanza arrivi a termine con successo e tranquillità.

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