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Bisogno di bellezza: impariamo insieme ai nostri bambini

I bambini e non solo loro, hanno bisogno di bellezza. E’ necessario nutrirsi di bello quotidianamente. Viviamo un tempo frenetico, le giornate della famiglia sono scandite da rigorose tabelle di marcia. Corriamo da un impegno all’altro e sovente scordiamo di alzare lo sguardo e deliziarci di un cielo stellato, di un tramonto infuocato, di una bellezza architettonica.

I bambini per crescere adulti di domani hanno bisogno di stupirsi, di meravigliarsi dinnanzi alle meraviglie naturali, hanno un incessante bisogno di “bello”. Un bambino educato alla bellezza artistica e naturale sarà un bambino che farà proprio il sentimento di moralità e senso di giustizia. L’educazione al bello diventa una vera e propria educazione ai sentimenti e alle emozioni.

I piccoli cittadini di oggi che impareranno ad amare il bello attorno a loro, cresceranno con la necessità di difenderlo. Matureranno in loro stessi il bisogno di tutelare l’ambiente, di combattere il degrado. E se non bastasse il “bello” produce un effetto terapeutico sull’individuo rinforzandone il sistema immunitario ed il suo benessere complessivo.

La filosofia Okada

La dottoressa Paola Sozio, presidente dell’associazione culturale Kairós di Roma (http://www.ackairos.it/) e istruttrice di arte secondo lo stile Okada ( formatasi in Giappone presso i centri specializzati di Tokio, Atami e Akone) ci racconta e spiega come potersi avvicinare con i propri bambini al concetto di “bellezza”.

Da sette anni promuove il progetto di “educazione estetica” nelle scuole primarie romane, perchè educare alla bellezza insegna l’educazione ai sentimenti di delicatezza, rispetto e amore. L’auspicio è che la bellezza diventi per le future generazioni una parte irrinunciabile ed imprescindibile del vivere quotidiano.

Al di fuori dell’ambito scolastico promuove corsi sulla “Bellezza” della filosofia Okada rivolgendosi ad adulti e bambini e proponendo anche incontri per tutta la famiglia. Incontri volti a condurre genitori e bambini a incontrare il bello attraverso l’osservazione e la composizione dei fiori.

Quanto è importante nelle nostre vite la bellezza e perché insegnarla ai bambini ?

Nel mondo di oggi la “bellezza” è considerata qualcosa di marginale e accessorio nella vita umana. Un elemento di importanza secondaria a volte associato all’idea di futile o superficiale. Questa purtroppo è una deformazione moderna e “ commercializzata”di ciò che la bellezza in realtà è.

La bellezza è infatti quell’elemento del mondo materiale che ci porta verso lo spirituale, è il nostro ponte verso il trascendente. E’ la forma in cui si mostra l’amore di madre natura per i suoi figli, è ciò che alimenta curiosità e desiderio di creare, è lo stupore che incanta l’occhio del bambino sul mondo.

Nel passato, quando gli esseri umani vivevano un contatto decisamente più intimo con la natura, la ricerca e il desiderio di bellezza era scontato e quotidiano. Non a caso Vitruvio, autore del testo di maggiore importanza sull’architettura romana affermò che, nell’arte di costruire dei romani era impensabile prescindere da firmitas (robustezza), utilitas (utilità) e venustas (bellezza). Ciò che gli antichi romani sapevano bene e che noi sembriamo aver dimenticato è il ruolo fondamentale della bellezza. Sapevano che  influenzava positivamente sentimenti e stato interiore dell’essere umano , ma anche, ed è questo l’ aspetto meno noto, il suo benessere fisico.

In una parola, la bellezza, quella di “alto livello” possiede in sé il potere di farci stare bene. Bene fisicamente e psicologicamente. Rendere i bambini consapevoli degli effetti benefici di un contatto quotidiano con la bellezza, fornisce loro uno strumento validissimo per la prevenzione di vari tipi di disagi psicologici e relazionali che potrebbero incontrare nel processo di crescita e permette loro di entrare con gentilezza e senza strappi nel delicatissimo mondo delle emozioni.

Ma c’è di più: aiutare i bambini a sviluppare una sensibilità verso la bellezza ha un’enorme ricaduta a livello sociale. Scriveva Mochichi Okada, inventore del metodo di arte e cultura di cui sono istruttrice, “ non si puó prendere alla leggera la sensazione che l’essere umano riceve dalla bellezza, poiché, grazie ad essa, ne trae beneficio il sentimento, la personalitá migliora in forma impercettibile e si propizia un atteggiamento amante della pace”.

Arte e bellezza del maestro Mochichi Okada ha finalità terapeutiche. Ci può spiegare in che senso?

Nato in Giappone nel 1882 e vissuto fino al 1955, il maestro Mochichi Okada si rese conto come i mali maggiori che affliggevano l’umanità fossero la povertà, le malattie ed i conflitti. Si prefisse, quindi, l’ambizioso obiettivo di mettere a punto un “piano” per eliminare tali afflizioni che impedivano un vero progresso evolutivo del genere umano. Ideò quindi un “piano di salute “ composto da alcune semplici pratiche da introdurre nella vita delle persone che portassero all’ ottenimento di una reale salute fisica, mentale e spirituale.

Una delle parti fondamentali di questo “sistema di salute” riguarda proprio il contatto quotidiano con arte e bellezza. Egli intuì, molto in anticipo sul mondo scientifico, la reale importanza che questo aspetto ricopriva nella vita degli esseri umani. Impegnò così quasi tutto il suo patrimonio per salvare opere d’arte giapponesi di estremo valore che,durante il dopoguerra, rischiavano di essere vendute all’estero. Okada diceva che ciò era fondamentale perché l’arte ( e di conseguenza gli artisti) posseggono il livello spirituale più elevato tra gli esseri umani. Un livello spirituale che, nella visione okadiana della coincidenza tra corpo e spirito può influenzare la guarigione del corpo. Riunì poi le opere raccolte nei due musei di Hakone e Atami, che realizzò con l’idea che il visitatore venisse completamente avvolto dalla bellezza. Quella delle opere d’arte contenute nel museo e quelle degli straordinari contesti paesaggistici in cui i musei vennero realizzati.

Oggi la visione del maestro Okada è supportata dalla ricerca scientifica che ha dimostrato come, al contatto con opere d’arte di alto valore e con ambienti naturali di grande bellezza, il nostro cervello entra in uno stato di rilassamento profondo. Si attivano reazioni ormonali positive e si rafforza il sistema immunitario. Nata per proseguire il sogno del maestro Okada, la MOA ( Mochici Okada Association)è un’ associazione internazionale senza scopo di lucro che si adopera per la diffusione nel mondo dell’educazione estetica. Promuove i centri in cui si applichi il metodo di salute Okada. Sono luoghi in cui, a fianco a terapie mediche convenzionali si adoperano sistemi curativi non convenzionali e riconducibili al concetto di “terapia integrativa”.

Tra questi, di primaria importanza è ritenuto il contatto con arte e bellezza.Nelle cliniche MOA viene realizzato attraverso due pratiche artistiche tipicamente giapponesi: ikebana e contemplazione dei fiori e cerimonia del tè. Il paziente viene inoltre inserito in ambienti di straordinaria bellezza, circondato da luoghi luminosi e splendenti,pieni di fiori con conseguenti straordinari risultati.

Nei miei laboratori spesso invito i bambini a seguirmi in un piccolo esperimento. Chiedo loro di chiudere gli occhi e li guido nell’ immaginare di trovarsi in un luogo orribile e, poco dopo in un luogo paradisiaco. Successivamente chiedo come si fossero sentiti nelle due differenti situazioni. L’ovvia e unanime risposta è che nel posto brutto stavano “male” in quello paradisiaco si sentivano “bene”. Ora dovremmo forse riflettere di più su quanto un continuo “star male” contribuisca all’ insorgenza di patologie della più svariata natura. Il nostro corpo e la nostra mente non sono disgiunti ed una parte influisce sull’ altra.

Lei ha strutturato dei corsi per genitori e bambini insieme. Cosa si donano e si scambiano nel corso del laboratorio mamma, papà e figli realizzando la composizione floreale?

Osservare un familiare che effettua una composizione di fiori è come assistere ad una minuscola rappresentazione del suo mondo. Le composizioni, il modo in cui ci si rapporta ai fiori, le difficoltà che si incontrano, i sentimenti che nascono durante questa attività vengono resi palesi. Le dinamiche relazionali emergono in maniera così chiara e semplice da poter essere viste con tranquilla serenità. Si apre così una finestra sul dialogo. Spesso dopo questi incontri i genitori mi riportano la condivisone successiva che viene fatta con i figli dell’esperienza. Oltretutto alcuni schemi fissi si sospendono.  Ci si ritrova tutti allo stesso livello, in osservazione e sostegno dell’altro. Decade il giudizio e si apre una possibilità di incontrarsi e vedersi per quello che siamo: persone in cammino tutte, grandi e piccoli.

Un altro sentimento che viene messo in risalto è la gratitudine…ci può spiegare?

Diceva Okada che la gratitudine è l’energia d’amore che tiene legate tra loro tutte le cose esistenti. Guardare al fiore come ad un essere simile a noi, prendere consapevolezza del suo “essere in donazione”, della totale generosità con cui si offre a noi non può che intenerirci. La tenerezza è la forma dell’amore . Ringraziare un fiore per tutto ciò che di prezioso può offrirci ha il potere di aprire il nostro cuore sulla reale connessione tra tutte le cose e aiutarci a sentirci parte del tutto.

Educazione ai sentimenti, al bello, al riavvicinamento alla natura. Quali sono i tangibili benefici che poi nel tempo si riscontrano nella vita quotidiana per adulti e bambini?

Si affinano i sentimenti, si acquisisce maggiore sensibilità e diventa automatico avere maggior rispetto per la vita umana e per gli altri. Ci si addolcisce, si progredisce come persone, si affina la capacità di cercare il bello in ogni aspetto della vita. Si può trovare la bellezza ovunque se si hanno occhi che sanno vederla

Diceva Peppino Impastato, martire della mafia,: “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. (…) è per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”

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