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Parto in casa, anche l’ossitocina non è più un problema

Il parto in casa sta sempre più superando le resistente in termini di sicurezza e assistenza. Anche l’approvvigionamento di ossitocina da parte delle ostetriche che assistono in casa le partorienti non è più un problema. Importante, per ogni futura mamma che intende scegliere di dare alla luce il proprio bambino tra le mura domestiche, è rivolgersi direttamente a formazioni di ostetriche riconosciute sul piano nazionale.

Linee guida per il parto in casa

Il parto in casa è una delle possibilità di cui possono avvalersi le donne in gravidanza, anche se molte lo considerano pericoloso. L’impossibilità di avvalersi dell’epidurale spinge molte future mamme a non vagliare tale possibilità. Si aggiungono poi numerose diffidenze circa la sicurezza del bambino e della partoriente stessa.
In Italia esistono associazioni di ostetriche che hanno scelto l’assistenza domiciliare, le quali lavorano in rete su tutta la Penisola, per garantirne l’appropriatezza e la qualità.  Tali associazioni agiscono in base a delle linee guida, basate sulla selezione dinamica e la presa in carico del “basso rischio”.

“Le linee guida – spiega Marta Campiotti, presidente dell’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità – sono un documento autorevole ed uno strumento di sicurezza legale. Non un vincolo ma piuttosto dei binari entro cui muoversi per lavorare con consapevolezza e per domandarsi sempre il “perché , il chi , il come e il dove “ di ogni situazione, e questo va a guidare le nostre scelte”.

Quando il parto in casa è sicuro

Di fronte all’evento parto bisogna tenere presente che non si può parlare di sicurezza assoluta né di assenza di rischio, dovunque esso avvenga.

Il parto in casa che garantisce alla donna la maggior sicurezza possibile  è quello :

a) selezionato durante la gravidanza dall’ostetrica che sarà presente al parto (gravidanza fisiologica in donna sana)
b) frutto del desiderio e della scelta consapevole ed informata della donna e della coppia
c) assistito secondo il principio della appropriatezza (soggetto, luogo, tempo ed operatore adeguato)

Quando la casa presenta dei limiti

Esistono anche dei limiti che la casa ha in sé, quando aumenta la probabilità di dover ricorrere ad interventi assistenziali di secondo livello, erogati per definizione in ambiente ospedaliero. “In questi casi la competenza è la base di ogni passo – spiega Marta -, sia con la coppia che con la “rete” che abbiamo costruito nei diversi luoghi: operatori del 118, ospedale di riferimento, medici ginecologi e neonatologi. La distanza di sicurezza  dall’ospedale è stabilita intorno ai 30 minuti, ma tutte le ricerche dimostrano che non è tanto il tempo di  trasporto, quanto la capacità della professionista di identificare precocemente l’insorgere del rischio e predisporre il trasferimento nel luogo adeguato. Il momento giusto quindi e non i chilometri giusti!”.

Ossitocina, non è più un problema

Il contenuto della  borsa ostetrica, così come spiega Marta Campiotti, è dettagliato dalle Leggi Regionali. Durante il parto spesso è necessario somministrare alle partorienti l’ossitocina, l’ormone che stimola le contrazioni.I vari collegi in tutta Italia hanno dato delle indicazioni precise alle ostetriche per riuscire ad avere l’ossitocina attraverso gli ospedali di riferimento, o con le farmacie fiduciarie. Quindi a tutt’oggi non è più un problema.

I costi del parto in casa

Il costo dipende dalle libere professioniste. A grandi linee il parto, assistito da due ostetriche, può variare dai 2.000 ai 3.000 euro. Alcune Regioni d’Italia, quali Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Marche, danno un rimborso alla donna di circa mille euro dopo presentazione della fattura.

L’Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità

Le ostetriche italiane che come scelta professionale specifica assistono la nascita fisiologica al di fuori dell’ospedale si riuniscono dal 1981 nell’ Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a
Domicilio e Casa Maternità L’obiettivo della formazione è quello di diffondere una cultura sul parto a domicilio che promuova e tuteli la qualità dell’esperienza per la donna e per la coppia.
“Le ostetriche socie della nostra associazione – spiega la presidente Campiotti – attualmente sono quasi esclusivamente libere professioniste, provenienti da tutte le Regioni, con una prevalenza di Nord e Centro. Siamo riunite in équipe locali e lavoriamo in rete. Ci incontriamo due volte all’anno per le attività associative: confrontare gli strumenti di supporto, formarci con aggiornamenti specifici e discutere i nostri casi clinici per elaborare gli strumenti di sicurezza più appropriati”.

Come fare per richiedere il parto in casa

La coppia può richiedere un colloquio informativo gratuito con le ostetriche più vicine. L’incontro può essere svolto anche nei primi mesi di gravidanza e almeno entro il settimo mese. Da questo momento si inizia un percorso di conoscenza del parto in casa, di verifica delle reali possibilità che ciò avvenga,  e dunque di assistenza e accompagnamento.

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