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Lo sviluppo del linguaggio nel bambino, quando consultare un esperto

Il linguaggio è una tappa nella crescita e sviluppo del bambino che suscita spesso ansia e preoccupazione nei genitori. Ma il confronto con altri bambini, magari più chiacchieroni, può essere fuorviante e destabilizzante. Ciascun bambino ha il suo sviluppo individuale e raggiunge le tappe evolutive in tempi e modi diversi.

Le tappe del linguaggio

Indicativamente si possono individuare delle tappe attraverso le quali il bambino fa esperienza di “linguaggio” e poco a poco evolve questa sua competenza, ma è sempre importante ricordare che non è un passaggio obbligato per tutti i bambini arrivarci nel medesimo tempo. Bisogna quindi considerare questi parametri con elasticità, osservando il bambino nel suo interagire complessivo e non solo sotto l’aspetto verbale.

Dalla nascita fino all’incirca all’ottavo mese il neonato comincia a comunicare con il mondo esterno attraverso il pianto, per poi evolvere in vocalizzi e progredire nella così detta lallazione. Anche se non siamo ancora in una fase verbale, è importante lo scambio e l’interazione con la mamma.

Dal 8°-9° mese fino ai 24 mesi il bambino comincia a mettere in pratica i suoni ascoltati e acquisiti. E’ una progressione costante con la maturazione e l’acquisizione del bambino, prima dell’anno, del fatto che ad un suono possa corrispondere un oggetto. Il bambino quindi comincia a comunicare con intenzionalità. Dai 12 mesi il bambino comincia ad esprimersi attribuendo anche ad una sola parola un significato complesso, un’azione. In questo periodo il bambino ha un lessico ancora assai scarso e la comprensione è più avanzata rispetto all’elaborazione di una frase. In questa fase si possono rilevare notevoli differenza tra bambino e bambino.

L’ultima tappa vede il bambino dai 18/24 mesi fino al 6° anno di età progredire, sviluppare, elaborare un lessico sempre più complesso, strutturato e ricco di vocaboli.

Lo sviluppo del linguaggio del bambino ha delle tappe ben definite – spiega la dottoressa Claudia Fabrianesi ( logopedista a Marino, Roma) – e in una situazione senza alcuna difficoltà va di pari passo alle altre competenze. Ma nella situazione in cui ci siano dei ritardi nel linguaggio o altre aree, si può vedere se il bambino in qualche modo sta rafforzando o affinando determinate competenze a dispetto di altre, come per esempio è molto sviluppato nelle sue capacità motorie e magari meno in quelle linguistiche. Dalla mia personale esperienza ho compreso che si dovrebbe osservare il bambino nella sua globalità.”

Sviluppo affettivo e del linguaggio

Nello sviluppo quotidiano che il bambino ha con la sua mamma, e ovviamente con il papà, si pongono le fondamenta per lo sviluppo del linguaggio e delle relazioni. L’infante è mosso proprio dalle emozioni nelle sue interazioni primarie. E’ proprio grazie al gioco fatto con la mamma, inizialmente composto di sorrisi, carezze, mimiche facciali e pochi altri elementi che poi evolveranno nel tempo, che viene favorito un terreno fertile sul quale si accrescerà un linguaggio fluido e armonioso. L’amore affettuoso, la componente affettiva che la madre trasmette al bambino facendolo sentire sicuro e appagato lo pongono nella condizione di sentirsi in grado di saper comunicare con la mamma.

Nei disturbi del linguaggio – prosegue la logopedista Fabrianesi – le cause possono essere molteplici e dagli studi non emerge un’unica causa correlata a questa difficoltà ma sono diversi i fattori che incidono come genetici ( ad es. a che età hanno cominciato a parlare i genitori?) , ambientali ( come e quanto il bambino è favoriti ad una stimolazione adeguata da parte dei genitori ) e il sesso ( se il bambino è maschio è maggiore il rischio di difficoltà). Si può affermare che anche il rapporto con la madre e il padre possa aiutare a migliorare o peggiorare la situazione linguistica del bambino. Può capitare che il genitore non aiuti il bambino a diventare autonomo ( nel vestirsi, nel mangiare, nel dormire da solo, nel svolgere piccole mansioni ) e attualmente riscontro maggiore difficoltà nei genitori a porre regole, sia per quanto concerne l’uso di tecnologie, sia per quello che concerne l’alimentazione e altre decisioni che dovrebbero essere di pertinenza dei genitori. Ritengo che siano anche questi fattori che possono contribuire a frenare il bambino nella conquista di un linguaggio più sviluppato.”

Gioco e linguaggio

Il giocare del bambino rappresenta una forma di comunicazione primaria con il resto del mondo circostante. E’ quindi evidente come sviluppo del linguaggio e attività di gioco siano strettamente connesse tra loro. Anche l’aspetto fantasioso e immaginifico del bambino cresce ed evolve assieme al progredire del linguaggio stesso. Attraverso il gioco il bambino fin dai primissimi mesi di vita si pone il relazione con i genitori e attraverso lo sguardo, suoni e vocalizzi cerca una risposta vocale e anche emozionale.

Le attività ludiche sono importantissime fin dai primi mesi di vita. Lasciarlo libero su un tappetone per accrescere la sua competenza motoria. Lasciarlo esplorare l’ambiente circostante che lo aiuta a conoscersi e conoscere. Fin dai primissimi mesi i giochi sono importanti. Consiglio di prediligere materiali quali il legno limitando la plastica per quanto possibile, per migliorare le sue esperienze tattili. – suggerisce la dottoressa Fabrianesi – L’esperienza del bambino parte dal tutto quindi è importante lasciarli liberi di poter esplorare. Quando cominciano ad essere un po’ più grandi proporre attività che lo coinvolgano manualmente come impastare pane, biscotti, pizza. Lasciarli sperimentare e lavorare con i colori, le pitture, la sabbia, la terra e gli elementi naturali di cui siamo circondati”

Quindi non sottovalutiamo mai la valenza che riveste la comunicazione in ambito giocoso. Importante che mamma e papà condividano il gioco senza troppi interventi o comportamenti di iper protettività. Lasciare autonomia al bambino e giocare insieme con entusiasmo: queste le due sole piccole cose da ricordare.

Altro aspetto importante di stimolazione verbale – prosegue Fabrianesi – è l’utilizzo di filastrocche, canzoncine e letture di storie che stimolano il bambino all’apprendimento. Attenzione invece all’utilizzo prolungato di ciucci, biberon e dito in bocca. Possono ritardare lo sviluppo delle diverse aree muscolari della lingua portando il bambino a svolgere il medesimo movimento anterio – posteriore all’interno della bocca. ”

Quando consultare un professionista

Per evitare che i genitori si facciano cogliere da ansie eccessive, la logopedista Fabrianesi spiega quando considerare un consulto da uno specialista.

E’ utile rivolgersi ad un logopedista quando si riscontrano delle difficoltà nella correlazione e condivisione dello sguardo. Ancor meglio interpellare un neuropsichiatra infantile, volto ad osservare il bambino nella sua interezza. Alcuni pediatri considerano un “campanello d’allarme” la produzione di 50 parole alla soglia dei due anni, anche se è doveroso precisare che per parole s’intendono anche i versi degli animali e tutte le abbreviazioni che il bambino utilizza per farsi comprendere. Se si comprende che all’avvicinarsi dei 5 anni il bambino non ha acquisito tutte le pronunce dei vari fonemi allora sarà necessario consultare un logopedista per affrontare il problema prima della scolarizzazione. Un consulto con un logopedista in caso di dubbi è sempre importante. Ma è anche importante mantenersi calmi, non drammatizzare e giungere a conclusioni personali senza essersi confrontati prima con un esperto”.

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