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Educare i figli [intervista alla psicologa], l’importanza dei no per crescere e diventare indipendenti

L’importanza dei no nell’educare i figli è fondamentale per crescere e nell’accompagnamento alla loro autonomia. Oggi invece per sempre più genitori dire no ai propri bambini risulta spesso un compito gravoso. S’insinua il timore di turbare i bambini, di apparire freddi o ancor più si teme lo scontro.

L’educazione di ieri e di oggi

Se in passato il pater familias dettava le regole con autorità e rigore e c’era poco spazio per la dimensione affettuosa, oggi il punto di vista è cambiato e prevale la cura materna del bambino che viene posto spesso al centro di tutto.
Dottoressa Francesca G. Camìsa Parenzàn ci aiuti a capire. L’incapacità di dire no ai figli è solo il risultato di una peculiarità caratteriale del genitori di oggi o è il risultato anche di un processo storico,sociologico e culturale?
“Ritengo che ambedue siano responsabili. Mi spiego meglio: un genitore poco “centrato”, ossia persona poco equilibrata, non tanto capace di gestire la propria frustrazione e di conseguenza, la propria rabbia, poco o per nulla in grado di riconoscere i limiti personali ed altrui, costui/ei sarà un genitore che avrà difficoltà a dire di “no” al figlio. In quanto adulto (non molto maturo) e genitore, non ha ben compreso cosa implichi veramente il suo ruolo di padre o madre. Farà inoltre fatica a praticare l’assertività col figlio/a, ossia l’essere genitore fermo e determinato nelle sue posizioni e mai altalenante, disponibile al confronto ma non aggressivo, capace di una comunicazione aperta e non unilaterale, dove il confronto e la costruttività ne faranno parte. È scontato qui il ruolo giocato dall’ infanzia vissuta da ciascuno e dall’ influenza dell’educazione ricevuta dall’ ambiente familiare di provenienza.

Dall’altra, la generazione di genitori precedente, quella dei nostri genitori, è risultata essere la prima a vivere una crisi rispetto ai principi sull’educazione dei figli. Eredi di una cultura familiare patriarcale rigida, primi depositari di un nuovo assetto cultural-sociale, di nuove istanze che avanzavano (parliamo del maggio francese arrivato arrivato in Italia un po’ dopo, del femminismo), si sono ritrovati nel mezzo incerti, confusi. Quale strada intraprendere? La vecchia o la nuova? Alcuni hanno semplicemente ricalcato la propria esperienza, riproponendo identici quei modelli familiari ben conosciuti insieme alle loro pecche, altri se ne sono distanziati a tal punto da eccedere cascando in errori speculari rispetto all’ educazione dei figli. Molti altri credo, hanno fatto un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, generando grande confusione e incertezza nella prole. Noi genitori odierni, “accerchiati” da dibattiti continui sui social, sui mass media, rispetto alla pedagogia educazionale, alle “buone pratiche genitoriali”, con a disposizione informazioni in eccedenza ed ovunque rispetto a questo tema, siamo costantemente in bilico, e sul punto di precipitare nell’ ovunque”.

Dire no fa paura ai genitori

Oltre a temere di ferire il bambino con i nostri no è da non sottovalutare il nostro passato come figli. Forse la propria incapacità di essere al momento giusto autorevoli è stata influenzata da un’educazione impostata su divieti, regole e punizioni.

Non ci sono regole universali nell’ educazioni dei bambini. Ciascuno di noi conosce i propri figli, come individui singoli e unici. Gli approcci possono essere svariati. Chi è più incline ad adottare un approccio educativo che risponda ai bisogni del bambino, chi invece propende per un atteggiamento più rigoroso e severo. Qualsiasi sia la modalità educativa che sentiamo più consona per noi e i nostri bambini è importante non sottovalutare  il ruolo educativo dei no, senza averne paura.

Dottoressa Camisa perchè si ha quasi il timore che dire un no comprometta il rapporto con i figli?

“Penso sia dovuto al tipico fraintendimento, in prima istanza, che dire un no al figlio ci renda ai suoi occhi poco desiderabile ed attraente. La verità è che i nostri figli, anche quando impertinenti e pretenziosi, capricciosi allo sfinimento, hanno bisogno della percezione del “limite’ e del “confine” intorno a sé, utili a placare la loro ansia. Diversamente pretenderanno di fare ed avere qualunque cosa. Aiutarli a concentrarsi su ciò che veramente desiderano, sarà di aiuto per loro ma anche per noi, che non dovremo più soffermarci sui soliti dubbi del “e ora cosa faccio?”. Un no deciso e fermo comunicherà al figlio il fatto di avere un genitore forte e non debole, capace di proteggerlo, diversamente vivrà in uno stato di allarme. Non cedere ai suoi lamenti, alle sue provocazioni con scatti d’ira, non impietosirsi, gli farà capire che di noi si può fidare sul serio. Infine, un no pronunciato quando serve, anche se siamo stanchi e stressati rappresenta sempre un segno d’interesse nei suoi confronti, ed un riconoscimento dei suoi bisogni anche in situazioni che possono portare l’adulto a distrarsi e col pensiero altrove”.

Sembra quasi che dietro alla paura di dire no si nasconda una relazione immatura, ove i genitori stessi sono ancora “figli”, dove prevale il narcisismo singolo, ove si predilige l’essere amici dei figli.Quali rischi si nascondono dietro ad una relazione genitoriale così intesa?

“È la cosiddetta “relazione orizzontale” o paritetica, che corrisponde al mettersi sullo stesso piano del figlio, da parte del genitore come ci fosse una relazione tra pari o amicale, dove l’autorevolezza, il no, i confini ed i limiti, lo stesso presentarsi come modello di riferimento perché figura forte e ben connotata viene a mancare. I risultati di una relazione genitore-figlio impostata in questo modo ha prodotto effetti deleteri sotto gli occhi di tutti”.

I bambini hanno bisogno di limiti

Dalle parole della dottoressa Camisa emerge chiaramente  che il bambino che riceve un “no” da mamma e papà si sente protetto. Percepire la fermezza dei genitori dinnanzi ad un suo capriccio, constatare che il no detto viene mantenuto limita l’eventuale ansia del piccolo. Un bambino va lasciato libero di provare e sperimentare, ma questa libertà dev’essere contenuta entro certi limiti che vengono ribaditi anche attraverso i no. I bambini mettono costantemente alla prova cercando di evitare le regole, ma quando vengono redarguiti con un no percepiscono l’interesse dei genitori nei loro confronti.

I figli hanno bisogno di regole e hanno necessità di no autorevoli. I genitori di oggi devono riappropriarsi del loro ruolo e delle proprie responsabilità genitoriali. Quanto è importante un dialogo costruttivo e quindi all’interno di esso anche il saper dire no?

“Un dialogo come dicevo anche sopra, aperto, che ha come scopo il sintonizzarsi sui reali bisogni dei figli. Manovra non facile e non scontata in particolare quando ci troviamo noi, genitori in momenti di crisi, dicevo appunto quanto sia importante e quanto sforzo richieda. Questo è il motivo principale, a mio avviso, per cui tanti genitori rinunciano presto al “no” e danno forfait. Risulta molto più comodo rispondere al figlio che ci mette davanti alle sue continue rimostranze “fa quello che ti pare!”, oppure “Ok, ci penso io!”. Questo approccio non risulterà però costruttivo per nessuno dei due attori della relazione. Al genitore rimarrà una sensazione d’irrisolto con conseguente frustrazione, e al figlio verrà tolta la possibilità di un importante passaggio verso la crescita”.

Come dire i no

Nel dire no bisogna esserne convinti. La nostra insicurezza altrimenti sarà percepita e crearà confusione nel bambino. Non è necessario giustificare il nostro no, perchè facendo il contrario comunicheremo il nostro sentirci in colpa. Il  no va motivato solo se necessario, nel caso si sia di fronte ad una situazione nuova.

Lasciamo l’ultima parola alla Dottoressa Camisa: “Concludendo, l’eredità più importante che possiamo lasciare ai nostri figli non riguarda né denaro, case, auto, ma l’ESEMPIO, il nostro esempio improntato alla costante ricerca di crescita interiore, verso la stabilità e la serenità conquistata giorno dopo giorno”.

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